Da Torre Solea la vista raggiunge nuovi orizzonti

26/07/2021

Galileo Education Italia (Istituto Marangoni, NABA Domus Academy), il polo di formazione privata milanese più importante in ambito moda, arte e design (8.000 studenti l’anno da 107 Paesi), è un network internazionale di scuole presente nelle più prestigiose capitali della moda: Milano, Firenze, Parigi, Londra, Shanghai, Shenzhen, Mumbai e Miami. Tra gli ex allievi che hanno frequentato la Marangoni ricordiamo Domenico Dolce, Franco Moschino, Alessandro Sartori. Abbiamo intervistato Roberto Riccio, Presidente di Galileo Italia. Roberto parla sei lingue e vive in Torre Solea, dove gode di una vista che gli ispira nuovi orizzonti per Portanuova.

PN: Ciao Roberto, è un piacere incontrarti “dal vivo” dopo aver letto tanto di te. Ti abbiamo coinvolto perché hai molto in comune con Portanuova, non solo perché ci vivi ma anche perché nelle tue scuole si insegna design, arte, architettura, “materie” su cui l’intero quartiere e i suoi spazi si fondano come espressione più alta e contemporanea di Italian style e made in Italy.
La prima domanda sorge spontanea: perché hai scelto di vivere in Portanuova?

RR: Nel 2010 cercavo una sede per la Marangoni che contribuisse, con tutto il suo indotto di studenti e di professionalità internazionali, a integrare la riconosciuta identità hi-tech del quartiere in polo della moda. Alla fine la cosa non è andata in porto ma, volendo io “essere del quartiere”, ho scelto di esserlo come residente e, dopo aver visto il Bosco e altri edifici, ho prima affittato e poi comprato il mio appartamento in Solea. Quando sono arrivato eravamo in pochi condomini, eravamo un po’ come dei pionieri.

PN: Perché proprio Solea?
RR: Per me è la più bella delle tre Torri per esposizione e vista, oltre che per l’audacia delle sue forme. Ma anche materiali, look, finiture degli interni e disposizione degli spazi incontrano il mio gusto.

PN: Vivi il quartiere?
RR: Conosco tutti i locali e quando posso li frequento. Essendo sempre in viaggio, prenoto sempre last minute e mi spiace non essere mai riuscito a mangiare da Aalto, che è giusto sotto casa mia. Ma prima o poi ce la farò.

PN: Conosci Spiderman?
RR: Beh, chi non lo conosce? Bella l’intervista che gli avete fatto.

PN: Al di là dei tuoi studenti, che rappresentano un’“élite” di talenti creativi con grandi progetti nel cassetto, come vedi i ragazzi di oggi, i cosiddetti zillennials nati tra il 1995 e il 2002?
RR: I miei studenti, che provengono da tutto il mondo, spesso fanno le ore piccole in laboratorio per chiudere una presentazione. Studiano e lavorano con passione perché hanno voglia di imparare e di dare forma ai loro sogni. Per il resto vedo uno scenario abbastanza avvilente, pensando per esempio all’uso smodato che viene fatto dei devices che danno accesso alla rete, non li sfruttano come strumento di conoscenza straordinario ma come mezzo di comunicazione o come fonte di divertimento: chattano, giocano ma non si informano. Sul web puoi visitare con estrema facilità musei d’arte classica o moderna, seguire il profilo dei grandi della moda, dell’arte, del design. Puoi informarti non solo su quello che succede nel mondo ma anche sul passato, sui grandi che lo hanno costruito in ogni campo, dalla musica alla scienza. Tornando a Portanuova, ci sono però dei fenomeni giovanili che mi affascinano, come le crew di streetdancer che danno vita a delle coreografie davvero fighe ad esempio nella metro di Porta Garibaldi. Ogni performance è una forma di arte irripetibile, che vive e ha un senso nel momento in cui prende vita, gratis, su un palco pubblico, per la gioia di chiunque si fermi ad ammirarli.

PN: L’IM - Istituto Marangoni è considerato tra i migliori istituti di moda al mondo insieme alla scuola di Londra Central Saint Martins e alla newyorchese Parsons. La prima spinge gli studenti alla ricerca e all’autonomia, la seconda è business oriented. IM sta un po’ in mezzo, puntando tutto sulla capacità di creare uno stile personale e di promuoverne il brand. Immagina che Portanuova sia, con le sue “creazioni” architettoniche, un brand. Definisci il suo stile: hi-tech sofisticated? E prêt-à-porter o alta moda?
RR: Il concetto di italianità è fondamentale, rappresenta quello che troppo banalmente chiamiamo made in Italy. Portanuova è Italian lifestyle, ci vive un jet set contemporaneo, colto, open minded, che sa riconoscere la bellezza in ogni sua forma, nel design come nei rapporti interpersonali e che condivide il valore della sostenibilità come ormai irrinunciabile in ogni campo.
Conosco anche persone che pur potendosi permettere una residenza in una delle torri preferisce vivere in centro storico, dove personalmente non prenderei mai casa perché alla sera chiude baracca e burattini e tutti a nanna. Io ho bisogno di vita, stimoli, luci, gente, in un contesto vibrante, che mi sorprenda. Ecco, tornando a una definzione tailor made su Portanuova, la “brandizzerei” Italian lifestyle in architecture.

PN: Suona come la definizione che nel 2016 dichiaravi a Fashion Network riguardo alla Marangoni come “avamposto estetico e culturale del made in Italy nel mondo”.
RR: Esatto. Al di là delle definizioni, al di là del look futuristico, ospitando le sedi di Google, Amazon, Samsung, IBM, LinkedIn e di altri giganti dell’hi-tech, Portanuova si è posizionata come location d’avanguardia per l’hi-tech e il digital. Che è una grande cosa e che proietta Milano nell’olimpo delle capitali tecnologiche mondiali, ma che mi piacerebbe arricchire con quell’anima creativa che da decenni l’ha eletta capitale della moda, con Parigi, Londra e New York. Un po’ come accade con la fashion scene di Dubai, che ha generato un pubblico internazionale di esteti e cultori del bello, capaci di alimentare non solo il fashion show ma di apportare linfa creativa al district.

PN: Com’è andata la DAD? Al Sole 24Ore parlavi di “Lezioni ibride” e di “evoluzione del concetto di “frequentazione”. Intendi un orientamento alla distanza attraverso piattaforme digitali come nuovo modello o la presenza in laboratorio resta insostituibile? Modelli misti?
RR: I miei studenti lamentano questa lunga pausa all’interazione diretta non solo con i compagni ma anche e soprattutto con i materiali, con la sensorialità, sia al tatto che al naso, oltre che alla vista: pensiamo all’odore di una pelle rispetto ad un’altra o alla sensazione tra le dita di una seta rispetto ad un cotone francese. Gli studenti soffrono anche per la mancanza di networking, gli studenti che arrivano da lontano e sognano di aprire una start up hanno bisogno di coltivare contatti e relazioni. Abbiamo tentato dei career moments ma non sono andati come ci immaginavamo. La DAD ha dei vantaggi per le aziende, come il risparmio sul costo degli spazi di lavoro e l’allinearsi alle nuove tecnologie da parte dei ragazzi, ma quando ci metti le mani ci devi mettere anche il corpo. Un esempio su tutti: abbiamo messo a punto dei carta modelli digitali, stupendi, perfetti, utili ma a video la resa dei colori è spesso falsata.

PN: Parlando di manualità, pensa alle sartine romane di Valentino nel sublime docufilm The last Emperor: ce lo vedi il maestro dar loro le indicazioni in videoconference?
RR (sorride): Esatto. “Tornando a scuola”, l’insegnamento è anche linguaggio non verbale, quello dello stesso corpo che poi andrà a indossare i vestiti.

PN: Gli spazi all’aperto di Portanuova si prestano bene a questo tipo di interazione, Gensler ha pubblicato uno studio che dimostra come i rapporti più costruttivi avvengano prima di tutto in presenza e in secondo luogo a cielo aperto. Cosa suggerisci di fare per arricchire la vocazione alla moda di Portanuova?
RR: Gli architetti sono dei grandi stilisti che esprimono il loro talento in una collezione di building che li consacra ad archistar. Portanuova ribolle di energia creativa in ogni sua linea e spazio e offre il contesto scenografico ideale per accogliere eventi temporanei ma anche permanenti, si potrebbe pensare a un lab che insegna ai bambini come realizzare degli accessori in feltro per abbellire i loro vestitini, fino -invento- a un corso di “cat walking” in associazione con qualche model management agency. Così si renderebbe omaggio alla location e all’arte della moda, rendendo davvero accessibile a tutti la bellezza, attraverso contenuti che ne promuovono la cultura. A proposito, io amo il The Mall, sotto il giardino Bo Bardi, uno spazio bellissimo, 3700mq perfetti per eventi moda che sostengano la democrazia della bellezza, attraverso installazioni ed exhibition permanenti, oltre che per sfilate e presentazioni. Tornando all’hi-tech, COIMA con Portanuova ha compiuto un’impresa di riqualificazione straordinaria, mi ricorda Shoreditch a Londra, ma ora a questo primo step di riqualifica e costruzione deve seguire un processo che porti l’avanguardia tecnologica a disposizione della gente, dagli uffici alle piazze, interagendo con i cittadini. Samsung qualcosa ha fatto in questo senso.

PN: Anche quando parli di tecnologia tendi a spettacolarizzarla come fosse moda...
RR: Beh, a questo proposito i giganti dell’hi-tech e le maison di moda potrebbero fare grandi cose insieme. Parlandoci chiaro, Portanuova è una delle poche zone veramente fighe di Milano, con la fortuna di avere anche tanto spazio per “fare cose”. Montenapoleone è il quadrilatero ma la sua esclusività resta tale perché, anche per conformazione, alla fine è una via con delle traverse affollate di gente e auto, dove gli eventi sono sempre privati e a porte chiuse, negli showroom, nelle case, nelle irraggiungibili corti interne. Allora mi domando (e ve la butto lì): ma perché non fare una collab tra Montenapo e Portanuova? Montenapo ci mette la moda, Portanuova spazi, tecnologia, sostenibilità e… cielo aperto! A proposito di sostenibilità: grande merito del quartiere, di chi l’ha progettato e poi edificato, ma io lo dichiarerei a grandi lettere, ovunque, dalla cima del pennone di Torre Unicredit all’ultima targhetta su una panchina in BAM.

PN: Se tu avessi permessi, spazi, budget, cosa faresti in Portanuova oltre ad aprirci la tua scuola?
RR: La moda è solo una delle tante espressioni della bellezza. Chiamerei anche degli artisti di fama mondiale come il cinese Simon Ma, che gioca col suo cognome che significa cavallo, reinterpretando con le sue creazioni brand come Bulgari e Ferrari. Pensa affidargli un brand come Portanuova, che tam tam mondiale…

PN: Domus Academy è molto orientata al design, dall’interior, al product allo urban. Stai formando le future archistar di Portanuova?
RR: Forse sì, ma non scrivetelo.

ggeedu.com

https://www.istitutomarangoni.com/

https://www.domusacademy.com

https://www.naba.it